Microimpresa

Microimpresa: definizione, requisiti e parametri

Stai pensando di avviare la tua attività in proprio? In questo articolo troverai tutte le informazioni sulla microimpresa.

Fabrizio Maffei
Pubblicato il
02/02/24
Aggiornato il
02/02/24
Femme avec verre de lait travaille sur ordinateur

Dritto al punto

Definizione di microimpresa

Cos'è una microimpresa?

Le Micro Imprese fanno parte della grande famiglia delle Piccole e Medie Imprese (PMI). 

Per comprendere bene di cosa si tratta, partiamo dalla definizione di Microimpresa. 

Una Micro Impresa è una forma imprenditoriale caratterizzata da un numero di dipendenti che va da 0 a 10 e da un volume d'affari annuo che non supera i 2 milioni di euro.

L'identificazione di un'attività come Micro Impresa segue i parametri definiti dalla circolare 2003/361/CE, attuata in Italia tramite un Decreto Ministeriale nel 2005. 

Capita spesso di fare confusione tra Micro Imprese e Piccole Imprese.
Questa distinzione è di fondamentale importanza poiché determina l'accesso ad agevolazioni fiscali, opportunità di finanziamento agevolato e obblighi giuridici specifici.

In questo articolo, ti forniremo tutte le informazioni di cui hai bisogno per capire a fondo le differenze tra Micro Imprese e Medie Imprese, nonché tutto ciò che riguarda l’avvio della tua Microimpresa.

Micro Impresa: differenze con Piccola e Media Impresa

Conoscere i requisiti della Microimpresa e le differenze con la Piccola e Media Impresa, è fondamentale se desideri far crescere con successo la tua attività.

Ecco quali sono le maggiori differenze tra i tre tipi di impresa: 

  • Micro Impresa: ha un massimo di 10 dipendenti, con un fatturato annuo che non supera i 2 milioni di euro e un totale di bilancio inferiore a 2 milioni di euro.
  • Piccola Impresa: coinvolge da 11 a 50 dipendenti, con un fatturato massimo di 10 milioni di euro all'anno e un totale di bilancio inferiore a 10 milioni di euro.
  • Media Impresa: comprende da 51 a 250 dipendenti, con un fatturato annuo fino a 50 milioni di euro e un totale di bilancio massimo di 43 milioni di euro.

È interessante notare che in precedenza, secondo le raccomandazioni della Commissione Europea del 1996 (96/280/CE), le Micro Imprese erano classificate in base al numero di dipendenti, senza considerare il loro fatturato annuo. 

In questa nuova classificazione, quindi, le Micro Imprese hanno guadagnato maggiore riconoscimento sociale da parte del legislatore. 

Il ruolo della Microimpresa in Italia

Qual è il ruolo delle Micro Imprese in Italia? Le attività riconducibili alla categoria della Micro Impresa rappresentano il motore trainante dell'economia italiana. 

Infatti, queste piccole realtà imprenditoriali costituiscono la stragrande maggioranza del tessuto economico nazionale.

Nel 2015, uno studio condotto da DIWN Econ, basato su dati statistici strutturali d'impresa forniti da Eurostat (relativi al periodo dal 2011 al 2014), ha offerto una prospettiva chiara sul ruolo delle microimprese in Italia. 

Questa ricerca ha rivelato che in Italia operavano 3.527.452 Micro Imprese, su un totale di 3.718.236 PMI e 3.721.375 considerando anche le Grandi Imprese.

Secondo questi numeri, quindi, le Micro Imprese rappresentavano il 94,8% del totale delle imprese italiane. 

Ma non è tutto. Oltre all'aspetto quantitativo, queste realtà rivestono un ruolo cruciale nella creazione di posti di lavoro. 

Secondo le stime relative allo stesso periodo di tempo, i lavoratori impiegati nelle Micro Imprese costituivano il 45% del totale nazionale, pari a 6.629.987 unità lavorative.

Le Micro Imprese, dunque, sono fondamentali sotto l’aspetto produttivo e occupazionale, rappresentando un pilastro fondamentale dell’economia italiana.

Può esistere una Micro impresa senza dipendenti?

La Commissione Europea utilizza parametri quantitativi e cumulativi per identificare le caratteristiche delle Micro Imprese. 

In pratica, il termine "impresa" è applicato a qualsiasi entità che svolga un'attività economica, indipendentemente dalla sua struttura legale. 

Questo include ditte individuali, imprese a carattere familiare, società di persone e associazioni coinvolte in attività economiche.

Come abbiamo visto precedentemente, la Microimpresa è per definizione un'impresa con meno di 10 unità lavorative. 

Questo perché anche i titolari e i soci che contribuiscono con il proprio lavoro vengono considerati a tutti gli effetti dipendenti dell'impresa stessa. 

Quindi, in pratica, una Micro Impresa non può mai essere senza dipendenti, poiché la presenza di queste figure è essenziale per il suo funzionamento. 

Micro Impresa: regime fiscale

Come abbiamo visto finora, la Commissione Europea considera Micro Impresa ogni tipo di attività con un massimo di 10 dipendenti, con un fatturato annuo che non supera i 2 milioni di euro e un totale di bilancio inferiore a 2 milioni di euro. 

A seconda di quella che è la sua struttura legale, però, possono cambiare gli aspetti relativi alla gestione fiscale della Micro Impresa in questione. 

Per esempio, una Micro Impresa può:

  • essere gestita come ditta individuale, da un professionista che ha adottato un regime fiscale agevolato come il regime forfettario dell'IVA; 
  • operare sotto diverse forme societarie come la Società in Nome Collettivo (SNC), la Società a Responsabilità Limitata (SRL) o la Società in Accomandita Semplice (SAS).

La gestione fiscale di una Micro Impresa richiede un'attenzione particolare, indipendentemente dalla forma giuridica adottata, sia essa basata su individui o capitali.

Scegliere il regime fiscale giusto, come può essere quello della ditta individuale regime forfettario, è una tappa cruciale per avviare una Micro Impresa con successo. Le agevolazioni fiscali, che esamineremo in dettaglio nei prossimi paragrafi, possono variare in base al tipo di impresa e alla struttura societaria adottata.

Regime semplificato o regime forfettario?

Se stai pensando di avviare la tua Microimpresa, ti starai sicuramente chiedendo quali sono le differenze tra il Regime Semplificato e quello Forfettario. 

Una delle distinzioni fondamentali riguarda il calcolo del reddito imponibile.

Nel Regime Ordinario, il reddito imponibile viene calcolato come la differenza tra il fatturato e i costi sostenuti dall'attività.

Diversamente, nel Regime Forfettario, il reddito imponibile è determinato in base a percentuali stabilite per legge per ciascuna attività economica o Codice Ateco.

Questo significa che, a seconda del regime fiscale scelto, la modalità di calcolo del reddito imponibile cambierà notevolmente. 

È un aspetto chiave di cui devi tenere conto quando dovrai decidere quale regime adottare per la gestione fiscale della tua Micro Impresa.

Regime forfettario

Un aspetto rilevante da tenere a mente riguardo al regime forfettario è il coefficiente di redditività, il quale può risultare notevolmente elevato per molte attività artigiane.

Ad esempio, professionisti come muratori, idraulici ed elettricisti spesso operano con un coefficiente di redditività dell'86%.
Ciò significa che il reddito imponibile sarà pari all'86% del fatturato incassato, con costi forfettari che rappresentano solo il 14% del fatturato.

Tuttavia, in molte situazioni, i costi sostenuti da questi artigiani superano di gran lunga il 14% del fatturato.

In tali circostanze, quindi, il regime forfettario potrebbe sembrare poco conveniente per queste categorie di professionisti. 

Una soluzione consigliabile potrebbe essere quella di far pagare direttamente al cliente finale i costi dei materiali, consentendo così all'artigiano di fatturare al cliente solo la manodopera, escludendo i costi dei materiali acquistati.

Questa pratica può contribuire a rendere più conveniente il regime forfettario per questa tipologia di artigiani, evitando di sovraccaricare il loro bilancio con costi che superano i limiti previsti.

Vantaggi del regime forfettario

Il regime forfettario offre anche altri vantaggi:

  • Previdenziali: gli artigiani possono optare tra il pagamento dei contributi INPS regime forfettario pieni o con una riduzione al 65%; 
  • Fiscali: l'aliquota d'imposta è agevolata, fissata al 5% per i primi 5 anni di attività (per triplicare successivamente). Questa agevolazione è stata confermata anche nella Legge di Bilancio 2023 per chi possiede i requisiti per la riduzione dell'imposta al 5%.

Tieni presente, inoltre, che con il regime forfettario sono richiesti meno obblighi rispetto alla partita iva regime ordinario, quindi sarà inferiore anche il costo del commercialista. 

Regime forfettario requisiti

Per poter usufruire dell'aliquota fiscale agevolata al 5% per un periodo di 5 anni, ci sono diversi requisiti da soddisfare. 

Prima di tutto, la tua attività deve essere considerata nuova, cioè non deve essere stata precedentemente avviata. 

Oltre a ciò, è importante rispettare tre ulteriori condizioni:

  • Nessuna attività nei tre anni precedenti: non devi aver svolto alcuna attività artistica, professionale o d'impresa nei tre anni precedenti rispetto alla data in cui hai iniziato la tua startup. 

La chiave per determinare i "tre anni" non è il periodo fiscale, ma la data da cui intendi accedere al regime forfettario. Ad esempio, se hai chiuso la tua attività precedente a maggio del 2020, puoi avviare una startup a luglio del 2023 beneficiando del regime forfettario al 5%, senza dover attendere la fine dell'anno fiscale. 

È essenziale notare che il semplice atto di aprire una Partita IVA nei tre anni precedenti non costituisce una ragione sufficiente per l'esclusione dal regime forfettario agevolato. Quello che conta è se hai effettivamente esercitato un'attività.

  • La nuova attività non deve essere una mera prosecuzione di un'altra attività: la tua nuova attività non deve semplicemente continuare un'attività precedente, che potrebbe essere stata svolta come lavoro dipendente o autonomo. 

Con l’espressione "mera prosecuzione" si intende un'attività che, pur essendo formalmente nuova, è sostanzialmente simile a quella svolta in precedenza. Ad esempio, potrebbe utilizzare gli stessi beni dell'attività precedente, operare nello stesso luogo o rivolgersi agli stessi clienti. 

Questo requisito è rilevante solo se nella tua attività precedente eri un lavoratore dipendente con un contratto a tempo indeterminato o se hai lavorato a tempo determinato o come collaboratore per più della metà di un triennio. Vi è un'eccezione per le professioni che richiedono una pratica obbligatoria, come la pratica forense.

  • Prosecuzione dell'attività altrui con ricavi non superiori a 85.000 euro: se la tua startup rappresenta la prosecuzione dell'attività di un'altra persona, i ricavi e i compensi totali generati prima dell'ottenimento del beneficio fiscale non devono superare gli 85.000 euro.

Se non soddisfi anche solo uno di questi tre requisiti, non avrai diritto all'aliquota agevolata al 5%, ma dovrai applicare l'aliquota standard del 15%.

Regime semplificato

Nel regime semplificato, il calcolo del reddito imponibile si basa sulla semplice differenza tra il fatturato e i costi effettivi sostenuti.

La scelta del regime fiscale semplificato potrebbe apparire più conveniente per alcune attività, consentendo la deducibilità dei costi effettivi.
Questi costi, senza dubbio, superano quelli forfettari, che equivalgono al 14% del fatturato.

In questo contesto, il regime semplificato offre un maggiore margine di deducibilità dei costi reali, il che potrebbe essere un vantaggio significativo per le attività le cui spese operative superano il 14% del fatturato.

Chi è il libero professionista

Il libero professionista è colui che esercita un'attività in modo indipendente, cioè lavora in proprio senza essere legato a un'azienda o a terzi. 

Questo professionista non ha un datore di lavoro di riferimento ma fornisce servizi specifici, spesso di natura intellettuale, a più committenti.

In molti casi, si occupa delle cosiddette professioni liberali, che possono o meno essere regolate da un Ordine professionale. 

Molti professionisti di questo tipo lavorano autonomamente nel proprio settore e, per farlo, è necessario aprire una Partita IVA.

Tra i liberi professionisti rientrano alcune categorie come medici, avvocati, commercialisti e giornalisti, che spesso sono regolamentati da un proprio Albo professionale. 

Tuttavia, in alcuni casi, è possibile svolgere attività come libero professionista anche senza essere iscritti all'Albo professionale.

In ogni caso, chi lavora in questo modo è tenuto a gestire autonomamente il versamento delle imposte statali, poiché manca un sostituto d'imposta come un datore di lavoro. 

Inoltre, è necessario versare periodicamente e puntualmente i contributi previdenziali.

Per affrontare le procedure burocratiche iniziali e gestire correttamente i pagamenti fiscali e previdenziali, ti consigliamo di rivolgerti a un commercialista esperto.

Se desideri lavorare autonomamente ma solo occasionalmente, ad esempio per arrotondare il tuo reddito, è possibile farlo senza aprire una Partita IVA, purché rispetti i limiti previsti dalla legge e applichi la ritenuta d’acconto.

Differenze tra libero professionista e lavoratore autonomo intellettuale

Per capire meglio a quale categoria di lavoratore autonomo appartieni, è importante distinguere tra il concetto di libero professionista e lavoratore autonomo.

Sebbene in termini generici questi due termini possano sembrare equivalenti, è possibile individuare alcune differenze significative:

Lavoratore autonomo intellettuale: possiede una Partita IVA e opera in modo indipendente. Tuttavia, non è affiliato a una specifica cassa previdenziale o a un Albo professionale. Dal punto di vista dei contributi previdenziali, si iscrive generalmente alla Gestione Separata dell'INPS. Esempi di lavoratori autonomi intellettuali? Consulenti, grafici, insegnanti e così via.

Libero professionista: come accennato in precedenza, svolgono principalmente attività di natura intellettuale. Hanno un proprio Albo di riferimento a cui devono iscriversi e, di solito, fanno parte di una cassa previdenziale specifica, diversa dall'INPS. Questa categoria comprende professionisti come commercialisti, medici, giornalisti e avvocati.

Questa distinzione comporta alcune differenze sia dal punto di vista burocratico che nell'esercizio delle rispettive attività.

L’aspetto che hanno in comune è che, in entrambi i casi, i liberi professionisti offrono servizi anziché beni, a differenza di un'impresa o un'azienda che si occupa della produzione di beni.

Libero professionista o ditta individuale

È importante conoscere la differenza che esiste tra un libero professionista e una ditta individuale.

Le ditte individuali sono gestite solitamente da un imprenditore che non fornisce servizi di tipo intellettuale, ma si occupa di vendita di beni o fornisce altri tipi di servizi. 

Questa tipologia di impresa si differenzia dall'attività di un libero professionista per le seguenti caratteristiche:

  • l'attività è solitamente di natura artigianale o commerciale
  • il lavoro coinvolge attività manuali o la rivendita di beni e servizi;
  • devono registrarsi presso il Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio della provincia di competenza.
  • può essere gestita anche come imprese a conduzione familiare;
  • ha un unico titolare, ovvero l'imprenditore, che è responsabile dell'attività.

Commercianti e artigiani possono costituire una ditta individuale, seguire procedure fiscali e contabili specifiche e accedere a un’apposita Gestione INPS per il versamento dei contributi.

Per quanto riguarda i liberi professionisti, la scelta del regime fiscale e contabile comporta regole e limiti di guadagno particolari, come nel caso del regime fiscale forfettario.

Quali sono gli obblighi di un libero professionista?

Se desideri lavorare come libero professionista, è importante comprendere quali sono i passi obbligatori che devi compiere. 

Ecco una panoramica degli adempimenti necessari:

  • Apertura di una Partita Iva;
  • Scelta uno o più codici Ateco pertinenti alla tua attività; 
  • Scelta del Regime Fiscale e del Regime Contabile; 
  • Registrazione all’Ente Previdenziale; 
  • Eventuale Iscrizione a un Albo a seconda della tua professione.

Oltre a questi aspetti burocratici, dovrai considerare la scelta di un commercialista esperto che ti aiuterà con la contabilità, le dichiarazioni fiscali e la gestione delle scadenze dei pagamenti. 

Questo è cruciale per rispettare gli obblighi legali.

Essendo un lavoratore autonomo, dovrai anche essere proattivo nella ricerca di clienti. 

Aprire la Partita Iva

Se hai intenzione di avviare la tua microimpresa in Italia o se sei un professionista autonomo, sarai costretto a dover aprire una Partita IVA. 

La Partita IVA è una serie di 11 numeri che identifica in modo univoco la tua attività professionale o commerciale. Questo numero è essenziale, poiché dovrai inserirlo in ogni fattura che invii ai tuoi clienti. 

Come aprire la Partita Iva

L'apertura di una Partita IVA può essere gestita in diverse modalità. 

Puoi avvalerti dell'assistenza di un commercialista tradizionale o di uno specialista online, oppure puoi affrontare il processo da solo.

Per aprire Partita Iva online, è sufficiente iscriversi al portale Fisconline e inviare il modulo via internet.

Per i professionisti autonomi, l'uso del Modello AA9/7 è la pratica standard per richiedere una Partita IVA. 

Puoi inviare il modulo compilato all'Agenzia delle Entrate tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) o presentarti di persona presso uno dei loro uffici. 

La procedura di apertura è solitamente rapida, richiede solo alcune ore o al massimo pochi giorni.

I liberi professionisti non sono tenuti a iscriversi nel Registro delle Imprese, ma devono scegliere un codice Ateco e il regime fiscale più adatto alle loro esigenze. 

Infine, sarà necessario aprire una posizione INPS dedicata o aderire a una cassa previdenziale specifica, per garantire la copertura sociale adeguata.

Codice Ateco: cos’è

La scelta del codice Ateco è un passaggio cruciale per tutti coloro che si apprestano ad aprire una Partita Iva. Questo codice, infatti, definisce l'ambito in cui svolgerai la tua attività professionale. 

È importante sottolineare che puoi selezionare più di un codice Ateco per la stessa partita Iva. In altre parole, hai la possibilità di iniziare con un codice specifico e successivamente aggiungerne altri.

Codice Ateco 2024: come sceglierlo?

Per determinare il codice Ateco più adatto alle tue esigenze, puoi rivolgerti all'Agenzia delle Entrate per ottenere informazioni o consultare il tuo commercialista di fiducia. 

Questi professionisti possono aiutarti a comprendere meglio le opzioni disponibili e guidarti verso la scelta migliore.

Devi sapere che non puoi aprire una Partita Iva senza almeno un codice Ateco associato.
Questo numero, infatti, svolge un ruolo essenziale nel calcolo delle tasse che dovrai pagare, poiché determina la base imponibile in base al settore specifico in cui operi come libero professionista. 

Pertanto, la scelta del tuo codice Ateco avrà un impatto diretto sull'imposizione fiscale relativa alla tua attività.

Regime fiscale e contabile

Se sei un professionista autonomo in Italia, la scelta del regime fiscale è un passo importante che influenzerà l’ammontare delle tue tasse e la gestione contabile. 

Il regime fiscale è fondamentale, poiché determina le imposte e le regole contabili da seguire. In Italia, hai tre opzioni principali:

  • Regime Forfettario: offre una "flat tax" al 15%, che scende al 5% nei primi 5 anni di attività. Questa tassa è bassa, ma alle spese dovrai aggiungere i contributi previdenziali. Un requisito importante è avere un reddito annuo inferiore a 65.000 euro, il che è fattibile per molti professionisti.
  • Regime Ordinario: si tratta del regime più comune. In questo caso, si applicano alle tue entrate sia l'IVA che l'IRPEF, ma puoi dedurre molte spese correlate all'attività. È l'opzione più adatta se hai entrate elevate o se desideri godere di maggiori detrazioni fiscali.
  • Regime Semplificato: rappresenta una sorta di compromesso tra il regime forfettario e quello ordinario. Anche qui, l'IVA e l'IRPEF si applicano, ma la contabilità è semplificata.

Per quanto riguarda le collaborazioni, nel regime forfettario, il tuo totale annuo per i pagamenti ai collaboratori non può superare i 20.000 euro.

Una delle grandi differenze del regime forfettario è che non devi gestire l'IVA né l'IRPEF. Tuttavia, non puoi detrarre le spese aziendali.

Dal punto di vista contabile, questo regime è abbastanza semplice. Devi solo numerare e conservare le fatture. 

La fatturazione elettronica è obbligatoria per la maggior parte dei professionisti autonomi, ma con il regime forfettario, devi rispettarla solo se hai superato i 25.000 euro di reddito nell'anno precedente.

Registrazione all’ente previdenziale

Una delle tue prime responsabilità, come libero professionista, è quella di registrarti presso un ente previdenziale. 

Questo passo è essenziale per garantire la tua sicurezza finanziaria nel tempo

La scelta dell'ente previdenziale dipende dalla tua professione, se non sei affiliato a nessun ordine specifico puoi iscriverti all’INPS.

Ecco alcune delle principali casse previdenziali a cui possono fare riferimento i diversi tipi di liberi professionisti:

  • Dottori Commercialisti: CNPADC
  • Giornalisti: INPGI
  • Avvocati: Cassa Forense
  • Farmacisti: ENPAF
  • Notai: Cassa Nazionale del Notariato
  • Psicologi: ENPAP
  • Geometri: CIPAG
  • Consulenti del lavoro: ENPACL
  • Biologi: ENPAB
  • Medici: ENPAM
  • Veterinari: ENPAV

In genere, i professionisti autonomi sono iscritti all'Albo Professionale, il che implica anche l'affiliazione a una cassa previdenziale specifica, come quelle elencate sopra, piuttosto che all'INPS. 

Ogni cassa previdenziale ha regole specifiche e modalità di versamento dei contributi, che vengono determinate in base alla tua attività professionale e alla base imponibile associata al Codice Ateco.

Tuttavia, se lavori con una Partita Iva ma non sei iscritto a un Albo professionale, hai comunque l'opportunità di iscriverti a un ente previdenziale tramite la Gestione Separata INPS. 

In questo caso, dovrai autonomamente versare i contributi previdenziali in base alla base imponibile stabilita dal Codice Ateco che meglio rispecchia la tua attività. 


Iscrizione all’Albo professionale

Gli Albi professionali svolgono un ruolo importante nel regolamentare alcune professioni che si svolgono come liberi professionisti in Italia. 

Ogni Albo professionale ha il compito di controllare l'accesso alla professione, garantire l'aggiornamento tramite formazione dei suoi iscritti e, quando necessario, rilasciare un tesserino identificativo. 

Inoltre, gli Albi professionali promuovono il rispetto delle regole deontologiche che regolano la pratica professionale.

L'iscrizione all'Albo può essere obbligatoria per alcune professioni, ma in altri casi è facoltativa. 

Inoltre, molti Albi richiedono specifici requisiti per l'accesso, tra cui la possibilità di dover superare un esame di stato. 

Questo sistema aiuta a garantire che le professioni siano svolte in modo etico e competente.

In Italia, esistono numerosi Albi professionali, ognuno dedicato a una professione specifica. Ecco alcune di esse:

  • Architetti
  • Avvocati
  • Biologi
  • Chimici
  • Infermieri
  • Medici
  • Odontoiatri
  • Periti agrari
  • Psicologi
  • Giornalisti
  • Commercialisti

In alcuni casi, per iscriversi a un Albo, potresti dover completare un periodo di praticantato o soddisfare determinati requisiti di formazione.

Inoltre, i requisiti possono variare a seconda della regione in cui risiedi. 

Pertanto, se stai considerando di intraprendere una carriera come libero professionista, ti consigliamo di informarti in modo dettagliato su come funziona l'Albo nella tua regione. 

Lavorare come professionista autonomo: pro e contro

Lavorare come professionista autonomo con una Partita Iva offre un'ampia gamma di opportunità, ma è importante considerare sia i vantaggi che gli svantaggi di questa modalità lavorativa. 

Vantaggi di lavorare come professionista autonomo

Un professionista autonomo gode di una notevole libertà nell'organizzazione del proprio lavoro. 

A differenza dei dipendenti, infatti, non è vincolato a un'unica azienda, ma può collaborare con diversi clienti. 

Questa flessibilità gli consente di adattare le proprie attività in base alle esigenze specifiche della sua professione e dei clienti.

Un altro vantaggio significativo riguarda il potenziale guadagno. 

I professionisti autonomi non sono soggetti a limiti rigidi sul reddito che possono generare, a differenza dei lavoratori dipendenti. 

Il loro reddito dipende da vari fattori, tra cui la tariffa oraria o i compensi concordati con i diversi clienti, il numero di clienti, la tipologia di servizio offerto e il contesto di mercato.

Inoltre, i professionisti autonomi possono gestire il loro tempo in modo flessibile, adattandolo alle proprie esigenze. Questo consente di conciliare più agevolmente il lavoro con la vita personale.

Svantaggi di lavorare come professionista autonomo

Un professionista autonomo non ha un salario fisso, il che comporta incertezza nelle entrate. Il reddito, infatti, dipende da vari fattori, tra cui il numero di clienti e i progetti in corso.

Inoltre, i professionisti autonomi devono affrontare una serie di costi, tra cui le tasse e i contributi previdenziali. 

È importante tener conto di questi obblighi finanziari e stabilire una strategia per rispettarli. Affidarsi a un commercialista può risultare essenziale per gestire le questioni fiscali in modo adeguato.

Conclusione 

La flessibilità, quindi, può rappresentare un’arma a doppio taglio: da un lato offre la possibilità di gestire il proprio lavoro in modo indipendente, ma dall'altro richiede una maggiore responsabilità nella gestione finanziaria e amministrativa. 

Scritto da

Fabrizio Maffei


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